ROBERTO MUSANTI LA TECNOLOGIA FINE DELL’EVOLUZIONE ?
Nuove tecnologie, tecnologie digitali, sistemi interattivi, multimedia, sono le sigle della contemporaneità, termini che sentiamo ripetere quotidianamente, ovunque, e che rappresentano il nostro habitat, la nostra seconda natura. Mezzi di comunicazione, interconnessione, immagazzinamento, produzione e riproduzione di contenuti che, da almeno mezzo secolo, costituiscono al contempo una promessa, una opportunità, una sfida, ma anche il contrario di tutto ciò.
La tecnica, e specialmente quella elettronica e informatica, annulla la distanza, annulla il tempo. L’illusione del controllo della realtà attraverso il dispositivo tecnologico fa parte dell’armamentario ideologico corrente, alimentato da un sistema economico per il quale, il conseguimento degli obiettivi che la tecnologia potrebbe aiutare a raggiungere, e che ci vengono millantati al solo scopo di perpetuare lo status quo, rappresenterebbe, liberando l’uomo dai vincoli che artificialmente sono riprodotti, la fine del suo dominio.
L’interattività diventa allora vana promessa di partecipazione attiva al processo sociale, farsa di coinvolgimento diretto al momento delle scelte e delle opzioni, che alla fine mostra la sua vera natura riducendoci all’unica opzioneconcessa che è quella di apporre una crocetta su una casella prestampata, “per illuderci di scegliere ciò che è già stato scelto in anticipo”. Sempre più l’uomo occidentale si ritrova a dover assolvere il curioso ruolo di servo della macchina che, non ancora totalmente autonoma, abbisogna di qualcuno che la metta in funzione e la tenga in moto, ciò contribuisce a renderlo sempre più mentalmente passivo, conformista e incapace di un atteggiamento realmente personale nell’approccio con le tecnologie mediali e di conseguenza con i contenuti culturali che, in misura sempre maggiore, da tali medium vengono veicolati.
Ora, come sempre, per rompere questo meccanismo disumanizzante l’unica strada percorribile è, ancora una volta, quella di un atteggiamento critico e di ricerca, non più demandabile in maniera esclusiva agli ‘addetti ai lavori’, ma che deve, invece, far parte della prassi individuale di chiunque operi con il mezzo tecnologico.
La trasversalità culturale che i nuovi media implicano è insita nella loro fondamentale ibridazione, è necessario trarne a fondo le conseguenze, anche lottando contro la dicotomia “arti basse / arti alte” spesso perpetuata a soli fini di potere.

